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Fèlsina: la sottile linea rossa

report serata “Felsina: quei fantastici quattro” del 15/11/2017

Cum finis: l’estremità comune. C’è un fascino innegabile che avvolge le terre di confine. Sono luoghi carichi di significato, linea di separazione ma anche punto di contatto tra ciò che conosciamo e qualcosa che sta al di là. E altrettanto affascinante è la figura di chi vigila su quel confine, il cui compito ha una valenza doppia: da un lato la responsabilità di vegliare e proteggere tutto quello sta alle proprie spalle, ma anche l’opportunità di avere un punto privilegiato di osservazione per guardare ciò che si estende oltre.

Posta sui quei terreni che non rappresentano soltanto il confine politico di denominazione, ma un vero e proprio limes geologico tra gli ultimi contrafforti del Massiccio del Chianti e le più dolci rotondità delle Crete Senesi, sembra questo il ruolo di Fèlsina. Da oltre mezzo secolo si erge a baluardo meridionale delle terre del Gallo Nero, impegnata a preservare la tradizione più profonda e identitaria del sangiovese, ma al tempo stesso attenta ai cambiamenti del mondo enologico circostante.

La passione riversata su questo vitigno, vero patrimonio della Toscana enologica, è stata al centro di un recente incontro organizzato da AIS Firenze, condotto dal delegato Massimo Castellani e che ha visto graditi ospiti Giovanni Poggiali, attuale proprietario di Fèlsina, insieme a Franco Bernabei, storico responsabile della conduzione enologica aziendale.

La storia di questa casa vinicola affonda le proprie radici in un comune, Castelnuovo Berardenga, che da sempre rappresenta un punto di snodo nevralgico del territorio: in origine stazione di posta romana, poi punto di ristoro per i pellegrini sulla Via Francigena, e ancora scuderia per cavalli da guerra e granaio, di volta in volta questo luogo è stato testimone di uno scenario in costante cambiamento. L’ultima trasformazione avviene nel 1966, quando la proprietà viene acquistata da Domenico Poggiali, ravegnano di origine, che da subito intuisce la grande potenzialità di quegli iniziali 45 ettari di vigna. Oggi il nipote Giovanni rappresenta la terza generazione alla guida dell’azienda, che si estende su poco meno di 100 ettari di terreni da lui stesso definiti quadridimensionali, in quanto i vari poderi si distinguono per la presenza di volta in volta predominante di roccia, sabbia, argilla e galestro.

Questa variegata conformazione di sottosuolo e di temperature (i vigneti sono tra i 300 e i 450 metri di altitudine) è da sempre un valore aggiunto per un’azienda il cui stile produttivo punta sulla centralità del sangiovese, un vitigno che come pochi altri al mondo riesce a legarsi e farsi interprete di un determinato terroir.

Sostenibilità, identità e biodiversità sono parole che hanno risuonato spesso nei pensieri espressi da Franco Bernabei, enologo di Fèlsina dal 1983, come a sottolineare quanto la cura nel valorizzare il sangiovese toscano non possa prescindere da un concetto di “specificità”.

Non è un caso quindi che l’azienda possieda un database che raccoglie tutte le informazioni agro-climatiche degli ultimi 34 anni per ognuno dei 18 poderi che compongono i vigneti di proprietà, e che di questi, ogni parcella sia raccolta e vinificata separatamente. Questa estrema accuratezza nella fase di raccolta e lavorazione fa sì che Fèlsina riesca a improntare ogni vino con una propria identità caratteriale: delle quattro etichette prodotte utilizzando esclusivamente sangiovese, sono individuabili peculiarità riconducibili alle particolari condizioni pedoclimatiche uniche e non replicabili. Una filosofia produttiva riassumibile in un altro termine caro a Bernabei, la zonazione, che, sebbene ancora ben lontana dall’essere realtà nell’area del Chianti Classico, a Fèlsina trova applicazione in pianta stabile da oltre tre decenni.

Per scoprire come il costante impegno nel lavoro e la passione che pulsa a Fèlsina si riflettano nel calice, Massimo Castellani ha guidato il pubblico attraverso una degustazione dei quattro sangiovese purosangue che escono dalle cantine di vinificazione. Il percorso è iniziato col Chianti Classico annata, proseguendo poi con due mini verticali del Chianti Classico Riserva Rancia e dell’IGT Fontalloro, e concludendosi con l’ultimo nato in ordine di tempo, il Chianti Classico Gran Selezione Colonia.

Possiamo anticipare che, pur preservando ognuno le proprie singolarità di stile e gusto, tutti i vini sono stati accomunati da un filo conduttore territoriale, tradotto in una grande concentrazione cromatica e note aromatiche balsamiche proprie della zona di Castelnuovo Berardenga.

 

Federico Rosati


 

La degustazione :

  • CHIANTI CLASSICO. Eccellente biglietto da visita della qualità aziendale, nasce da un assemblaggio delle uve più sane dei vari vigneti di proprietà, posti su terreni eterogenei tra i 300 e i 400 metri di altitudine, e che di conseguenza vengono vendemmiati in tempi di versi. Il vino matura per circa un anno in botti di rovere di Slavonia a cui seguono 3 mesi di affinamento in bottiglia.

  • CHIANTI CLASSICO RISERVA RANCIA. Il nome deriva da Grancia, un termine che gli ordini monastici utilizzavano anticamente per indicare le proprie fattorie: il vigneto Rancia si trova infatti in corrispondenza di un vecchio monastero benedettino. È l’ultimo lembo del Chianti Classico, con un’estensione di 6 ettari a oltre 400 metri di quota. Le uve selezionate vengono vinificate con una macerazione di circa due settimane, per poi riposare in barrique di primo e secondo passaggio per 18 mesi.

  • TOSCANA IGT FONTALLORO. È il vino che nasce da vigneti posti sui due versanti che, toccandosi, tracciano la linea di separazione tra il Chianti Classico  e il Chianti dei Colli Senesi, e che raccolgono le caratteristiche di terreni e condizioni pedoclimatiche molto eterogenee. Il processo di maturazione, sempre in legni di piccole dimensioni in parte nuovi, è leggermente più lungo, e arriva a circa due anni, a cui seguono ulteriori 12 mesi di affinamento in vetro.

  • CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE COLONIA. Il vigneto Colonia sorge su una ex colonia elioterapica in uso fino al secolo scorso e posta sulla testa del poggio di Rancia a 420 metri di altezza. I primi lavori di scasso di questa vigna, completamente circondata dal bosco, risalgono agli ’70 poi interrotti e completati nel 1993, strappando letteralmente alla roccia i due ettari del podere attuale. Dopo una macerazione di tre settimane, il vino viene posto a riposo in barrique nuove per oltre 30 mesi, concludendo con un affinamento in bottiglia di un anno prima della commercializzazione.

 

CHIANTI CLASSICO 2015

L’annata, ormai unanimemente riconosciuta come straordinaria, ha avuto un una andamento generalmente caldo, con punte di 40 gradi e ottime escursioni termiche notturne, con differenze anche di 7-8 gradi tra i vari vigneti, portando le uve a perfetta maturazione.

Rubino di grande intensità cromatica. Incipit olfattivo raccolto in una imponente fruttuosità di ribes e mirtilli freschi, che accompagna una elegante nota floreale di viola. Chiude distendendosi su sensazioni balsamiche e una misurata speziatura di pepe bianco. L’ingresso in bocca è subito convincente, caratterizzato da una dinamica freschezza che, oltre donare grande bevibilità, esalta un tannino esemplare dai ritorni floreali.

 

CHIANTI CLASSICO RISERVA RANCIA 2005

Quella del 2005 è da considerarsi una vendemmia impegnativa, figlia di un’annata caratterizzata da rigide temperature invernali che hanno portato anche delle nevicate sporadiche. La fase vegetativa ha visto una gemmazione tardiva, e le temperature sotto la media hanno portato a una raccolta ritardata di circa una settimana rispetto alle annate più regolari.

Rosso granato e vivace. Impatto olfattivo che rivela l’essenza più profonda del sangiovese nella propria fase evolutiva: profumi di terra bagnata, sottobosco e ruggine in primo piano, attorniati da sentori terziari di caffè, cioccolato, fieno e foglia di tè. Roteando il calice emergono anche note di erbe alpine e ricordi di frutta sotto spirito. Al palato, dopo 12 anni un tannino quasi completamente integrato nella struttura del vino cede volentieri la scena a una sensazione di piacevole morbidezza, e una sapidità finale che si accompagna lungamente a riverberi rinfrescanti balsamici e agrumati.

 

CHIANTI CLASSICO RISERVA RANCIA 2009

Annata la cui piovosità invernale che ha portato una grande carica idrica nei terreni argillosi dei vigneti, seguita da una primavera particolarmente calda, con temperature anche di 5-6 gradi sopra la media e un periodo vendemmiale abbastanza fresco.

Impronta cromatica più delicata nei riflessi granati tenui. Altrettanto sottile l’impatto olfattivo nel suo lento dispiegarsi su note di prugna leggermente sovrammatura e mallo di noce. Alle successive olfazioni emergono profumi dolci di chiodi di garofano e potpourri di fiori secchi. In bocca è un vino inaspettatamente deciso e che fa della potenza il suo tratto distintivo, fondato su tannini ancora sopra le righe ma di buona fattura, e che solo nel finale lasciano spazio a note di scorza d’arancia e lievemente salmastre.

 

CHIANTI CLASSICO RISERVA RANCIA 2013

L’annata 2013 ritenuta classica in Toscana, è stata generalmente fresca, con buone e frequenti precipitazioni. Le temperature medie durante l’inverno e la primavera si sono mantenute più basse rispetto agli anni precedenti, per poi essere equilibrate durante l’estate, ritardando leggermente la vendemmia.

Rubino compatto con nuance granate. Profilo olfattivo cristallizzato su un frutto scuro, amarena e ribes nero, di piena freschezza e perfettamente integrato con le note terziarie del legno di cedro. Alle successive olfazioni, si mostra sempre diverso, concedendo in successone profumi di sigaro, cioccolato, frutta candita e ricordi nuovamente fruttati. In bocca ostenta tutta la sua giovinezza, sfoggiando una acidità vibrante che accompagna il sorso nella sua intera lunghezza e che amplifica un tannino energico e balsamico.

 

TOSCANA IGT FONTALLORO 2005

Grande intensità colorante con decisi riflessi color mattone. Come per la riserva, anche in questo caso l’apertura racconta con precisione da manuale il lento percorso di terziarizzazione di un sangiovese toscano: humus, fieno, foglia di tè, anticipano una nota calda ematica e di macchia mediterranea. Poi ancora sentori leggeri fumé per tornare nuovamente a sensazioni terrose e un ricordo di arancia sanguinella ancora vivo. Al palato è pieno e potente durante tutta l’esperienza gustativa, e si allunga in una grande persistenza in cui si rincorrono sensazioni fruttate, tostate e minerali.

 

TOSCANA IGT FONTALLORO 2009

Rosso rubino cupo con riflessi granati. Sensazioni iniziali boisé, che lentamente cedono il passo a note di confettura di amarene, minerali ferrose e un finale in cui l’apporto del legno si percepisce con misurati ritorni di cioccolato fondente e tabacco. Grande equilibrio gustativo al sorso, in cui i tannini digeriti mettono in risalto una morbidezza e un finale dalla ricca sapidità e ritorni di liquirizia e rabarbaro.

 

TOSCANA IGT FONTALLORO 2013

Rubino profondo e compatto. All’olfatto si distingue per l’immediata percezione nella complessità dei profumi, un profilo olfattivo poliedrico e dinamico che pone al proprio centro una fruttuosità monumentale fatta di amarene, mirtilli e scorza di arancia perfettamente amalgamati ai sentori di cioccolato e caffè regalati dalla sosta in legno. Girando il calice, si affacciano note più pungenti e speziate di pepe, paprica, erbe aromatiche e oliva al forno, fino a tornare alle note territoriali di tabacco e sottobosco. Altrettanto sontuoso in bocca, dove una sferzante freschezza dona progressivo volume al sorso, esaltato da un tannino cesellato e una lunghissima persistenza dai ritorni tostati, balsamici e nuovamente fruttati.

 

CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE COLONIA 2013

Rosso rubino di suadente luminosità. Naso che svela fin dalla prima olfazione una eleganza fatta di profumi nitidi e ben scanditi, dall’iniziale nota fruttata fresca di ciliegia marasca e piccoli frutti di bosco, proseguendo senza soluzione di continuità attraverso la pungenza del pepe nero, la nota rinfrescante dell’eucalipto, fino a sensazioni tostate di caffè e polvere di cacao. Al palato è altrettanto convincente, teso in una freschezza fruttata e una pronunciata sapidità, senza mai perdere quell’eleganza promessa all’olfatto, sfumando in una lenta e lunghissima persistenza agrumata.

 

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