Categoria: Focus
Nel suo percorso di mappatura del territorio e terroir toscano, una rappresentanza della Delegazione di Firenze, guidata da Massimo Castellani, ha fatto tappa presso Il Molino di Grace.
Il report di Barbara Bonaccini ci descrive in dettaglio emozioni e gusto della piacevole giornata
Il Molino di Grace: quando la difesa della territorialità parla straniero
L’azienda, che si trova poco a sud di Panzano, sorge nelle vicinanze di un vecchio mulino in pietra del 19 secolo da cui il nome che ricorda anche quello del proprietario Frank Grace: americano che, innamoratosi di questo angolo della Toscana, decise di acquistare la proprietà nel 1995 e di produrre vino coadiuvato dal banchiere tedesco Gerhard Hirmer, già da diversi anni residente in zona, lui stesso produttore di vino e amico di Franco Bernabei, che oggi è l’enologo dell’azienda.
Quando la proprietà è stata acquistata non esisteva una cantina, ma solo le mura di un vecchio edificio, su cui nel 2000 si è costruita la cantina di vinificazione con annessa zona di affinamento per botti, tonneaux e barriques (queste in gran parte munite di colmatori). Così come nel 1999, anno della prima vendemmia, molti meno erano anche gli ettari vitati: 13 contro i 40 attuali di cui 24 dislocati intorno alla villa e al molino, e gli altri 16 a Montefioralle nei dintorni di Greve in Chianti con cui si produce un’altra linea di vini. Sebbene sia rimasta qualche vecchia sparuta vigna di trebbiano, i vitigni più coltivati sono quelli della tradizione chiantigiana ovvero Sangiovese e Canaiolo, affiancati in misura minore da Cabernet S., Merlot e Syrah. Lo spirito infatti che anima i proprietari è l’esaltazione dell’anima più autentica del Sangiovese che cresce in questo angolo del Chianti, un vino che rifugge dalle mode, dalla facile e spesso stucchevole beva dei campionii superconcentrati e vanigliati, per esprimersi con freschezza e, non di rado, eleganza.
Questa è la filosofia al Molino di Grace, come più volte è stato sottolineato anche nel corso della lunga e molto formativa verticale di Chianti Classico Riserva, a cui non è voluto mancare Franco Bernabei; un occasione d’oro per sentire da una voce così autorevole il racconto dell’evoluzione e progresso dei vini in degustazione.
Il Chianti Classico Riserva Il Margone viene prodotto con le migliori uve raccolte nelle vigne dislocate tra i 300 e i 400 metri di altitudine; fino all’annata 2003 non era Sangiovese in purezza come oggi, bensì un blend di Sangiovese (circa 95%), Cabernet S. e Merlot.
Il vino affina 11 mesi in barriques e tonneaux e riposa altri 36 mesi in bottiglia prima di essere immesso sul mercato.
Il Margone 2000: da magnum, di colore rosso rubino abbastanza intenso, svela aromi di frutti rossi ancora integri, seguiti da note più evolute di carne, china, caffè. In bocca si distingue per la bella freschezza e serbevolezza, nonché per la persistenza gustativa caratterizzata da un finale agrumato. Vino di personalità e di sicura longevità.
Il Margone 2001: rosso rubino intenso con lieve sfumatura granato. Dopo un iniziale e un po’ persistente riduzione, il vino si apre mostrando sentori di carne, frutta cotta e caramello; sensazioni dolci che con il tempo evolvono in note terrose, di fungo e sottobosco. Al palato mostra molte somiglianze con il precedente anche se si rivela più esile e meno persistente.
Il Margone 2003: rosso rubino intenso, a tratti cupo. Frutto di un’estate torrida, è il vino che al palato mostra più forza e muscolosità fra tutti, nonché un tannino più evidente, meno integrato. Dietro l’inevitabile nota alcolica che attacca inizialmente le narici, si percepiscono sentori di frutta rossa molto dolce, quasi in confettura, tabacco, spezie dolci e infine l’immancabile carne.
Il Margone 2004: rosso rubino brillante. Di tonalità meno intensa rispetto ai precedenti, è la prima annata ad essere stata prodotta con solo Sangiovese. Il profilo olfattivo evidenzia un cambio di marcia: i profumi appaiono particolarmente netti, puliti e compongono un elegante bouquet di fiori rossi, frutti concentrati, tabacco e nocciola. Il palato è carezzevole, setoso con un tannino ben integrato che ci fa pensare ad un vino longevo ed elegante.
Il Margone 2005: il più sorprendente della verticale, se si pensa che il 2005 spesso non viene considerata una buona annata per il territorio chiantigiano. E invece…già solo alla prima olfatazione si è colti da una pulizia di profumi impressionante. Frutti rossi (ciliegia soprattutto) freschi, integri e a seguire spezie dolci, cuoio, caffè e note ematiche.
Un naso fresco, vivace che invita a bere: e in bocca non si resta certo delusi con un sorso pieno, succoso, persistente. Un vino davvero appagante!
A seguire la degustazione di due annate dell’IGT Gratius, Sangiovese al 100%, prodotto solo nelle migliori annate con uve provenienti da una vigna con viti che vanno dai 55 ai 70 anni e con un affinamento del tutto identico al Margone.
Le due annate degustate, 2001 e 2004, hanno presentato vini dal colore rosso rubino intenso, dalla grande complessità olfattiva e potenza gustativa: il 2004 è parso superiore per nettezza dei profumi e per un palato più equilibrato e persistente.
L’intensa mattinata si è conclusa con un gradito pranzo nell’accogliente sala di degustazione, tutta cotto e legno, in pieno Tuscany style, con affaccio mozzafiato sulle vigne.
Un caloroso ringraziamento a tutto lo staff de Il Molino di Grace che, pur nel rispetto della tradizione e della territorialità chiantigiana, si fa promotore di iniziative d’avanguardia come l’utilizzo di un’agricoltura sostenibile e la realizzazione di un impianto di riscaldamento con pannelli solari e caldaia alimentata con gli scarti delle potature.
Inoltre all’interno dell’azienda e all’esterno, fin dal cancello d’ingresso, si possono ammirare vari pezzi di arte contemporanea tra cui statue, ma soprattutto i curiosi e incredibili collages di etichette di vini di tutto il mondo realizzati dall’artista contemporaneo, nonché sommelier, Valentino Monticello.