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Vinificazione eroica a Volpaia
Firenze
Categoria: Focus

Piacevole visita di una nostra rappresentanza a Volpaia, Barbara Bonaccini e Massimo Castellani ci raccontano emozioni e gusto di una giornata di fine aprile

Volpaia è un delizioso borgo in pietra situato fra le province di Siena e Firenze; non a caso denominato Castello di Volpaia questo borgo fortificato e circondato da mura fu costruito nell’XI secolo e, per la sua posizione strategica, è stato testimone delle lunghe battaglie fra Siena e Firenze durante il Medioevo.
Posizione strategica non solo sul piano militare ma anche economico: sembra infatti che già all’epoca la produzione di vino fosse una delle principali attività del borgo di Volpaia circondato da quelli che nel suo famoso Dizionario Storico Geografico della Toscana (1841) Emanuele Repetti chiama “poggi viniferi”. Ancora oggi la vita nel castello di Volpaia ruota intorno al vino e all’ omonima Fattoria grazie al dinamismo della famiglia Stianti-Mascheroni, attuali proprietari.

In una splendida mattinata di sole, inebriati dai profumi del glicine e delle  rose disseminati ovunque fra le viuzze di Volpaia, Federica Mascheroni  e l’enologo Lorenzo Regoli ci hanno guidato in un affascinante percorso di visita delle loro cantine ovvero dell’intero paese; dalla prima cantina di vinificazione ricavata da una chiesa risalente al 1200 dove le vasche di fermentazione sono state calate dal tetto alle attuali cantine di vinificazione ricavate all’interno di due vecchi edifici in pietra fra cui un antico palazzetto patrizio. Ugualmente suggestive le sale di affinamento che sono nientemeno che i sotterranei di due chiese dove la maggior parte delle botti sono state montate direttamente sul luogo vista la particolarità degli spazi: non c’è dubbio che a Volpaia si possa parlare di…una vinificazione eroica, che coinvolge non solo le strutture ma anche gli abitanti del borgo che per più della metà sono tutti dipendenti dell’azienda vinicola. Suggestiva anche la Vinsantaia con tetto di legno a capanna da dove pendono delle catene a cui vengono attaccati i grappoli di uva per l’appassimento da ottobre  a febbraio: facile immaginare quale emozionante spettacolo possa offrire questo antico edificio subito dopo la vendemmia.

Come protagonista della verticale è stato scelto il Coltassala, prodotto con Sangiovese  e una piccola percentuale di Mammolo, in quanto considerato il vino più rappresentativo della filosofia aziendale e del territorio. Questo vino nasce nel 1980 da un unico vigneto di Sangiovese e Mammolo  a circa 500-580 m di altitudine; classificato originariamente come vino da tavola, dal 1998 rientra nel disciplinare del Chianti Classico.
Le annate in degustazione, 1981, 1985, 1995, 2001, 2003 e 2006 hanno dato una panoramica piuttosto precisa delle caratteristiche ed evoluzioni del vino dalle prime uscite degli anni Ottanta fino alle annate più recenti dove, a partire dal 2001, si è rivelato un cambio di marcia.

Se il 1981 ci è apparso in fase calante sebbene ancora ricco delle note olfattive tipiche della terziarizzazione del Sangiovese (terra, sottobosco, cuoio), davvero strepitoso si è rivelato l’assaggio della vendemmia 1985.  Un caleidoscopio di profumi (confettura di prugna, chiodi di garofano e cannella, note tostate e carnose) un vino ancora vibrante dal sorso elegante e lungamente minerale. Ugualmente complesso e interessante al naso il 1995 che semmai si rivela un tantino inferiore in profondità e persistenza finale.
Se il trait d’union di tutti i vini degustati sono stati l’acidità  e una spiccata mineralità, nettamente percepibili anche nelle annate più vecchie, dalla vendemmia 2001 il Coltassala mostra una struttura più vigorosa, maggior pienezza e morbidezza al palato; un cambio di marcia che conferisce ai vini maggior vigoria e immediata bevibilità percepibile anche nel “giovane” 2006, ma che ne riduce un po’ la persistenza e la personalità.

Coltassala
Vino nato nel 1980, da un vigneto specifico di 95% sangiovese e 5% Mammolo fra i 500-550 m slm. Nasce come super tuscans per poi divenire un Chianti Classico nel 1998. Oggi vino bandiera del castello di Volpaia
La verticale tocca le annate 1981 (seconda edizione di Coltassala), 1985, 1995, 2001, 2003 e 2006.

1981
 Aranciato tenue con buona trasparenza. All’olfatto ha un attacco di sentori animali, cuoi, pèer emergere un sottobosco. In bocca entra fresco e sottile con una leggera nota ossidativi con unfinale sapido-minerale leggermente amaricante. Chiude con liquirizia. 3***
1985
In questa vendemmia straordinaria, si nota ancora una interessante ed elegante espressione. Granato con riflessi aranciati, si esprime all’olfatto con confettura di prugna, sentori di carne e speziati dolci di chiodi di garofano, cannella, caffè per poi chiudere una nota animale. Ancora di buona freschezza, denota un buon ed elegante spessore tannico, molto generoso e di ottima personalità. Persistente con mineralità, frutta sottospirito e liquirizia 5*****
1995
Granato intenso. L’impatto olfattivo è subito speziato, caffè, poi balsamico e chiodo di garofano. Aprendosi poi al fruttato di amarena, frutti di bosco in confettura. Al gusto è vibrante con buona freschezza, elegante con tannini ben amalgamati, perde un po’ in profondità e persistenza finale. Chiusura di arancia sanguinella  4,5****+
2001
Rubino di buona pienezza con riflessi granati. Fruttato di ciliegia matura, poi tostato, un po’ chiuso. Seguono sentori di carne fresca, balsamico-mentolato. In bocca è pieno con buona morbidezza, un cambio di marcia in confronto del precedente degustato. Tannini ben integrati, ancora fruttuosità chiude leggermente vegetale. 4 ****
2003
rubino tenue con riflessi granati. Esordisce con frutta cotta e leggero minerale, poi balsamico, cioccolato al latte dolce, alla terza olfazione scaturisce frutta fresca in particolare ribes. In bocca è un po’ duro per poi mitigarsi in un una morbidezza non d’occasione, il finale è pieno e  lungo con ricordi di liquirizia .4,5****+
2006
Ultimo nato. Rubino intenso con riflessi porpora. Al naso è speziato dolce, per emerge un frutaato di mora matura, leggera aggressione vanigliata-tostato. Il fruttato poi è coperto da queste sensazioni speziate. Ma presenta un grande potenziale di complessità. In bocca entra morbido e robusto, pieno e fruttoso. Gustoso nel suo procedere  nel cavo orale, tannini eleganti, chiude lungo e fruttato. Buona bevibilità.


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